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Nadia Spallitta

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Non si scioglie più il Consiglio comunale di Palermo Cammarata e Berlusconi sfiduciati dai loro..

Non si scioglie più il Consiglio comunale di Palermo -Cammarata e Berlusconi sfiduciati dai loro consiglieri

 Il Consiglio comunale di Palermo non si scioglierà, per questa volta. E’ stata approvata, infatti, con i voti di tutto il Pdl e dell’Udc (e quello contrario degli altri), la delibera di "riequilibrio dei conti di bilancio per il 2009", una roba da 49 milioni di euro. Cammarata, perciò, non resterà da solo a governare la città per gli altri due suoi anni e mezzo di mandato.

La frattura politica tra Sindaco e Consiglio, è
così divenuta ancora più profonda, quasi incolmabile, fondata come è su concreti interessi divergenti. Questo, è un dato politico certo ed assodato. Ne è stata una indelebile conferma, il trionfale (e liberatorio) voto unanime (tranne l’astensione tecnica del Presidente Campagna) consumato per riportare l’addizionale comunale IRPEF allo 0,40 %, a partire dall’anno 2010 "e per gli anni a seguire", come ha voluto aggiungere in modo pignolo l’avv. Nadia Spallitta, prima firmataria della proposta. E’ stata risolta, pure, la demenziale ed illegittima vicenda della mancata immissione in servizio di 37 vincitori del concorso per vigili Urbani del 1999, con un emendamento approvato dal Consiglio, primi firmatari Ferrandelli (IDV) ed Alotta (PD), con astensione "bonaria" (per la paura odierna di un eventuale danno erariale) di parti del PDL e dell’UDC, con tutti gli altri a favore; i 37 ex giovani vigili, entreranno in servizio il prossimo 31 dicembre. Si è salvato, anche, il Teatro Biondo, che non subirà la drastica riduzione dei suoi fondi provenienti dal Comune, che ne avrebbero oggettivamente azzerato l’attività teatrale per il biennio 2009-10,grazie ad un "miracolosamente generoso"(un milione e mezzo di euro) emendamento a firma dei consiglieri dell’MPA D’Arrigo e Russo.
Dice Manfredi Agnello, esponente PDL Sicilia dell’area Miccichè : "per la terza volta in consiglio abbiamo ribocciato l’aumento dell’IRPEF, speriamo che Cammarata si rassegni. Abbiamo ridato ai cittadini palermitani quello che gli era stato scippato. Adesso costruiamo una strategia futura per affrontare la crisi di sviluppo nella quale si dibatte la città".
 
Tutto questo è successo ieri notte in Consiglio comunale, iniziato alle ore 20.30 e conclusosi alle 02.15, con in mezzo nel frattempo, due lunghe sospensioni dei lavori, ed una serie di fitte trattative tra i filo Cammarata e l’opposizione, vecchia e nuova.
All’uscita dal Consiglio, Aurelio Scavone (IDV) e Mimmo Russo (MPA) almanaccavano sul fatto che il voto unanime contro il raddoppio dell’IRPEF, rappresentando una aperta sconfessione dell’operato sia di Cammarata che di Berlusconi (che questa scelta aveva avallato con una sua Ordinanza presidenziale), avrebbe certamente spinto il Sindaco alle dimissioni. Ragionamento politico ineccepibile, per due consiglieri "provenienti dalla politica". Peccato che Cammarata & company, che da otto anni governano Palermo, con la politica (quella con la P maiuscola) non abbiano mai avuto nulla da spartire. Si tratta di una constatazione di cronaca, non di un giudizio che, certamente, non può spettare ad un giornalista. Comunque, è un caso di ennesima riconferma "dell’anomalia italiana" nata sulla falsa rivoluzione di tangentopoli (biennio 1992/94), attualmente al centro di alti studi di politologia presso le università francesi, tedesche e americane. Ci si chiede come sia stato possibile che da 15 anni la politica italiana si sia trasformata in semplice marketing, priva di una reale capacità e volontà di rappresentanza degli interessi popolari, e caratterizzata dalla predominanza di partiti personali e/o leaderistici (Di Pietro, Mastella, Berlusconi,Dini, Veltroni, Fini, etc). Una mutazione genetica, che certamente non può aver fatto bene alla qualità democratica della società italiana.
Ma chi esce vincitore dal Consiglio comunale di ieri notte?
 
Anzitutto, la "volontà di conservare il titolo di consigliere comunale"dei 50 eletti a Sala delle lapidi. Poi, "l’asse del dialogo" tra Alberto Campagna (PDL ufficiale) e Davide Faraone (PD), quest’ultimo un autentico campione del "tatticismo militante". Che, talvolta , lo trasforma in una sorta di replicante di "Dalemoni" , straordinaria figura di esemplificazione caratteriale inventata da Sabina Guzzanti, ispirata a Massimo D’Alema. E’ impressionante come i due abbiano scritto, ieri, una sceneggiatura così sincrona. Tanto da così permettere – in via "privilegiata" – ad un mio autorevole collega di consegnare alle stampe, alle ore 20 (orario di chiusura tipografica), la puntuale cronaca di fatti che, poi, si sono effettivamente verificati solo a tarda notte ; emendamenti dell’ultima ora escluso. Campagna, tentando di salvare il salvabile della posizione del suo "amico personale" e capo corrente Cammarata; oltre che del proprio personale futuro politico. Faraone, riuscendo a portare a casa una vittoria politica ragguardevole, come quella di aver fatto certificare, con il voto unanime sull’IRPEF, la formale scomparsa in aula – quale formazione politica – del PDL di Silvio Berlusconi. Finito sconfessato da tutti – ma proprio tutti – i suoi consiglieri, che sulla vicenda "addizionale IRPEF", lo accusano di averla fatta "fuori dal vasino", in nome, nessuno riesce a capire di che cosa.
La fallita rivolta nel gruppo del PDL ufficiale, dei giorni scorsi,quella guidata da Nunzio Moschetti, ha comunque lasciato il segno. Se è vero che il "duro" Tantillo, un attimo dopo aver trionfalmente salvato la sua poltrona di capogruppo, ha dovuto prendere atto dell’orientamento di tutti i suoi consiglieri : "voglio votare l’abolizione del raddoppio IRPEF ed il ritorno allo 0.40%". Così ieri notte Tantillo ha lavorato seriamente "a ricucire", invece che "a rompere": Cammarata addio!
 
Diamo conto ai lettori di quattro "casi di coscienza" emersi in aula. Due non ufficializzati: quello di Doriana Ribaudo (UDC) e quello di Antonella Monastra (un’altra storia), il cui succo concettuale è quello che il Consiglio comunale non può continuare a ruotare attorno l’agenda, di volta in volta, dettata : dalle tesi avventurose partorite dalla mente di Cammarata, o dai disegni tattici di Tizio o Caio. Due, invece sono stati ufficializzati dalla tribuna. Il primo , quello di Orazio Bottiglieri (UDC ex Margherita) che ha lamentato come una fetta rilevante dei 50 consiglieri sia tenuta, costantemente, discoste dalla possibilità di poter elaborare una posizione e di assumere una qualunque decisione cosciente su qualsiasi delibera. Il secondo, quello di Aurelione Scavone (IDV, cattolico ed ex sessantottino) che ha ripetuto in aula la denuncia già fatta il giorno prima da Antonella Monastra : che senso ha scontrarsi duramente su principi e dettagli,se poi alla fine ci ritroviamo a votare documenti di bilancio sostanzialmente non veritieri ? Che fine ha fatto la politica e le sue differenze ? Vi rendete tutti conto che corriamo il rischio, di questo passo, di restare vittime del crollo di una democrazia, male, praticata senza fondamenta ideali e regole istituzionali ?



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