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Nadia Spallitta

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Giornale di Sicilia | Lidi fuorilegge ma per errore

litorale addaura

Il pasticcio c’è, ed è l’unica cosa certa. Il Consiglio ha approvato una delibera sul Pudm (Piano di utilizzo del demanio marittimo), ma negli uffici dell’assessorato regionale al Territorio ne è arrivata una sostanzialmente diversa. Nemmeno l’ascolto delle bobine che contengono la registrazione della seduta di Sala delle Lapidi ha incontrovertibilmente chiarito in quale passaggio si annidi l’errore. E in queste ore c’è fibrillazione anche nei piani alti della burocrazia comunale. Il segretario generale, Fabrizio Dall’Acqua, ancora non si esprime: «Attendo una relazione dell’ufficio tecnico», si limita a dire. Mentre la politica si divide sulle soluzioni da adottare.

Il piano di utilizzo del demanio marittimo era stato vagliato dal Consiglio e inviato alla Regione per l’adozione definitiva. Si tratta di una sorta di piano regolatore della costa, il documento che dall’anno scorso fa discutere sull’uso che si può fare di spiagge e arenili. Ora, rispetto a quanto deciso sulla zona dell’Addaura, i consiglieri ritengono di avere approvato un emendamento (presentato da Nadia Spallitta) che prevede la coesistenza della tutela paesaggistica con alcune attività di tipo commerciale e ricreativo sottoposte a concessione. Solo che, a quanto pare, nella delibera è finita un’osservazione del «Movimento a difesa del cittadino» che era più stringente e più restrittiva e che classifica l’area che va dal Roosvelt alla tonnara di Vergine Maria (praticamente tutta l’Addaura) come zona praticamente intoccabile.

Se la Regione approvasse il Pudm così come si teme sia stato trasmesso, significa che una volta scadute le concessioni (nel 2020) tutte le attività che a oggi vengono svolte in quei luoghi devono essere smantellate. Il punto è, però, che misteriosamente di questa osservazione non c’è traccia nel malloppo della delibera a disposizione del Consiglio. Come è possibile? Chi ha inviato una cosa per un’altra? C’è stato do lo? È solo una svista? «Non lo so – taglia corto Totò Orlando, presidente del Consiglio -, ma se c’è differenza con quanto licenziato dall’Aula è una circostanza che deve essere accertata in via amministrativa. Se poi si accerterà che c’è un danno per l’amministrazione, anche in via giudiziaria». Orlando, infatti, non è propenso a fare tornare in Consiglio la delibera per una correzione o per una interpretazione autentica. Comunque, un’evidente discrasia fra le schede cartografiche pubblicate dal Comune e quelle depositate alla Regione c’è.

Nadia Spallitta, rivendica l’emendamento con le osservazioni restrittive, una sorta di adeguamento alla dichiarazione dell’area come “sito di interesse comunitario”: «Conteneva osservazioni – spiega – che io ero convinta fossero nella disponibilità e a conoscenza di tutti i miei colleghi, anche perché ritualmente prodotte con tanto di protocollo in entrata degli uffici comunali. Peraltro, ora non risultano agli atti anche altre osservazioni regolarmente presentate. Dunque, secondo me, non resta che tornare in Consiglio. A rischio le attività che sorgono lungo l’Addaura, nel tratto che va dal Roosevelt alla tonnara di Vergine Maria: le loro concessioni scadranno nel 2020». Sulla stessa lunghezza d’onda l’azzurro Giulio Tantillo: «Sala delle Lapidi è l’unico organo che può fornire l’interpretazione autentica su ciò che ha votato». Posizione contraria quella di Pietro La Commare, del Mov 139: «Secondo noi basta una semplice rettifica alla Regione. Non mi pare il caso di continuare ad agitare le acque».

articolo di Giancarlo Macaluso, pubblicato sul Giornale di Sicilia del 27 maggio 2015

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