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Nadia Spallitta

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Probabile dissesto finanziario al Comune di Palermo.

Probabile dissesto finanziario al Comune di Palermo. Centrosinistra ed Mpa: “Salvataggio possibile solo dopo dimissioni Cammarata”
 
 
 Il Comune di Palermo, da martedì 5 ottobre mattina, è ufficialmente, sotto il concreto rischio di formale dichiarazione di dissesto finanziario. Che significa: di fallimento totale ai sensi di legge.  Non si tratta di una opinione politica di qualcuno, ma di una nota formale del Ragioniere generale del Municipio, Boruslav Basile, prevista ed imposta dalla legge. Una lettera, stringata, per segnalare ai Revisori dei Conti, al Direttore Generale, al Sindaco, al Presidente del Consiglio comunale, che il bilancio 2009/2011 è in “squilibrio”. A seguito della sentenza del Tar dell’1 ottobre scorso, che ha bocciato l’aumento del 75% della Tarsu, voluto da Cammarata nel 2006.
 

Dell’ammontare del “fosso” nel Bilancio, di cifre, Basile non ne parla. La sua nota è un atto obbligato, previsto dall’art.153 del Dlgs n°267/2000 e dall’art.6 del Regolamento di Contabilità. Roba da non scherzare. Così, i boatos comunali raccontano, preoccupati, si tratti di una voragine, improvvisamente aperta, dalla sentenza del Tar, per 105 milioni di euro, riguardo al triennio 2006-2008, nonché di altri 45 milioni per il biennio 2009-2010. Una tragedia, più che un disastro, alla luce del fatto che la legge fa divieto di coprire buchi strutturali di bilancio, con fondi destinati agli investimenti, come nel caso qualcuno avesse pensato ai 150 milioni di euro dei fondi CIPE, recentemente assegnati a Palermo per il triennio 2009/2011.
 
Il Sindaco, la Giunta ed il Consiglio Comunale devono “riequilibrare” il Bilancio, perentoriamente, entro la data di scadenza  il 7 Novembre 2009, pena l’automatica, ed immediata, decadenza di tutti gli amministratori comunali, Sindaco e Consiglio comunale, per capirci. Scrive il Ragioniere Generale: “Si impone l’adozione da parte del Consiglio comunale, "entro trenta giorni dal ricevimento della segnalazione, anche su proposta della Giunta", di tutte le misure ritenute necessarie a ripristinare il pareggio. Si segnala che nelle more dell’individuazione delle dette misure da parte delI’Amministrazione comunale, lo scrivente dovrà rilasciare il visto di copertura finanziaria con esclusivo riferimento alle iniziative di spesa strettamente necessarie ad evitare che siano arrecati danni patrimoniali certi e gravi all’ente”.
 
Cammarata, dopo aver appreso la notizia, è scomparso dalla circolazione, probabilmente, a rimuginare con i suoi consiglieri sul da farsi. Il capogruppo del Pdl ufficiale, Giulio Tantillo, prima non è andato oltre ad una esclamazione del tipo : “Mah, sì !!” poi ha cominciato a tessere la tela, proponendo possibili soluzioni per evitare il “dissesto”, ma sempre pensando a tutelare, l’intutelabile poltrona del Sindaco.
 
Il primo ragionamento politico, ufficializzato, è stato quello di Davide Faraone, capogruppo del Pd : “A questo punto sono necessarie, ed improcrastinabili due cose : il blocco della spesa comunale e le dimissioni di Cammarata. Si dimostra, per l’ennesima volta, che il Consiglio Comunale aveva delle buone ragioni per imporre il blocco della spesa “non obbligatoria” in sede di approvazione di bilancio, e che il ricorso al Tar di Cammarata  contro questo emendamento voluto dai consigliere, è stato l’ennesimo atto infondato ed irresponsabile di un Sindaco inadeguato a governare una città in crisi, che non sa più che pesci prendere”.
 
“Ci troviamo di fronte ad una situazione disastrosa e senza precedenti – incalza Faraone -che può condurre, concretamente, il Comune alla dichiarazione di dissesto finanziario. Si rischia, pertanto, il blocco anche dei servizi essenziali. Per cui, è urgente eseguire  una correzione di bilancio per correre ai ripari. E’una prerogativa del Consiglio Comunale trovare la soluzione all’enorme danno fatto dal Sindaco alla città . Che a questo punto deve fare una cosa sola : andarsene subito”.

“La nota del Ragioniere Generale appare quantomeno singolare – interviene Nadia Spallitta capogruppo consiliare di “un’altra storia” – in quanto non è ben chiaro chi in questi anni abbia emesso i pareri di regolarità tecnica e contabile su un atto palesemente illegittimo qual è quello della stessa Tarsu, in pendenza di un ricorso al Tar senza prima sollecitarne o attenderne l’esito. Dunque questo squilibrio era già prevedibile da anni e dipende da comportamenti irregolari  della giunta Cammarata che, appropriandosi di competenze non proprie, ha utilizzato somme dei cittadini che non poteva prelevare. Dal momento che spetta proprio al ragioniere generale trovare i rimedi tecnici per assicurare il pareggio di bilancio in sede di assestamento, mi auguro che lo stesso dirigente sia solerte come lo è stato con la giunta quando ha attestato la regolarità della spesa”.“Voglio ricordare la gravità democratica e politica delle conseguenze che porta con se una eventuale dichiarazione di dissesto finanziario di un Comune – prosegue la Spallitta – infatti la mancata adozione di un provvedimento di riequilibrio del bilancio, entro 30 giorni dalla formale segnalazione dello squilibrio, può determinare lo scioglimento del Consiglio Comunale, che potrebbe rimanere sciolto per i prossimi tre anni. Una iattura per la città”. "Non conosco i motivi delle ultime decisioni prese dal Tar Palermo, ma mi stupisce, secondo quanto appreso da notizie di stampa, che la I sezione del Tar, in date quasi contestuali, si esprima in modo che sembra contraddittorio in relazione alla stessa materia che nella sostanza attiene al potere di programmazione economico-finanziaria e quindi impositiva, attribuendo tale potere, di fatto, una volta alla giunta e un’altra al Sindaco. Il Tar dunque in una prima decisione sembra riconoscere, in capo alla giunta, poteri non solo gestionali ma anche appunto di programmazione economico-finanziaria. Infatti, nell’accogliere il ricorso del Sindaco, sospende un emendamento al bilancio che il Consiglio comunale aveva approvato ritenendo di esercitare la sua naturale funzione di indirizzo e programmazione economico-finanziaria, che evidentemente per il Tar, confluendo in manifestazioni di tipo gestionale, deve ritenersi di competenza della giunta. Contemporaneamente, però, lo stesso Tar annulla la delibera di giunta comunale avente natura di tipo gestionale e, contravvenendo ad una decisione del Consiglio di giustizia amministrativa del 2006, ritiene che l’adeguamento delle tariffe Tarsu (quindi materia di programmazione economico-finanziaria e tributaria) sia di competenza del Consiglio Comunale. Il tutto dopo aver rigettato nel 2006 la domanda di sospensione della delibera di giunta”.

“Mentre, si apre il convulso dibattito sul possibile dissesto finanziario del Comune di Palermo, è  ironia della sorte che tutto ciò accada nel momento in cui sulle Tv locali passa uno spot di Cammarata – dice Maurizio Pellegrino  del Pd – che propaganda la sua sciagurata teoria : del va tutto bene. Bisogna prendere atto che ci troviamo di fronte a una situazione eccezionale. Che richiede provvedimenti eccezionali. Quali, a mio parere, decidere il taglio di spese inutili come quelle rappresentate oggi dalle aziende partecipate dal Comune, prevedendo la loro dismissione ed il ricorso al mercato per la fornitura di servizi. Provvedendo urgentemente, altresì,al blocco di tutte le spese non indispensabili . Mi rendo conto che si tratta di una sfida politica impegnativa anche per tutto il centrosinistra che deve  dimostrare la sua capacità di proporsi quale forza di governo della Città”.

 “La gravità della situazione finanziaria del Comune di Palermo l’ha determinata la mala gestione di Cammarata – tuona Antonella Monastra di “un’altra storia”- per questo è indispensabile che qualunque possibile ragionamento si voglia sviluppare in Consiglio per evitare il dissesto formale, debba necessariamente partire, e passare, dalle dimissioni del Sindaco. Su questo , checché si blateri in giro, non vi è alcun margine di dialogo civico”. Anche Mimmo Russo capogruppo dell’Mpa, è attestato su questa precondizione politica : “ facciano dimettere, prima , Cammarata. E poi siamo disponibili ad espedire tutte le iniziative e tutti i tentativi possibili per vedere , con grande senso di responsabilità, di limitare i danni alla nostra comunità cittadina. Non si può discutere di quale terapia seguire per salvare il Comune di Palermo, se prima non si rimuove la malattia : Cammarata e la sua allegra brigata, che hanno devastato le casse comunali”.




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