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Nadia Spallitta

Ultimo aggiornamento

Niente casa agli abusivi dello Zen trenta famiglie di nuovo sul tetto

Nessuna possibilità di trasferimento presso gli edifici di piazza della Pace. Le trenta famiglie dello Zen sgomberate con la forza, nonostante le promesse del Comune, non potranno andare ad abitare nel palazzone del Comune: mancano le condizione di sicurezza. Si erano fidati, in qualche modo, delle promesse dell’amministrazione Cammarata.
Avevano tirato i remi in barca, messo da parte le proteste e gli assalti agli alloggi dello Zen per dormire sotto un tetto, anche se abusivamente. Adesso però la protesta è riesplosa, più forte di prima. Ma non solo allo Zen: la situazione è drammatica in tutta la città dove case occupate abusivamente sono 4500. E le persone in attesa si un alloggio, inserite in una regolare graduatoria, sono diecimila. Una graduatoria vecchia di cinque anni, eppure il Comune dal 2005 ad oggi ha assegnato appena duecento alloggi popolari. Un’emergenza senza fine e, soprattutto, come hanno denunciato gli esponenti del movimento Per Palermo e del Comitato di Lotta per la casa, senza alcuna soluzione in vista: «L’amministrazione comunale- ha spiegato Giuseppe Valenti del movimento Per Palermo – non ha nessuna programmazione né di reperimento alloggi, né di costruzione di nuovi alloggi, ad eccezione dei 122 alloggi quasi ultimati all’insula 3 dello zen 2». Cresce l’emergenza abitativa. Secondo uno studio che lo stesso Comune commissionò all’Università di Palermo, considerando le giovani coppie, isingoli che aumentano e le coppie di anziani in difficoltà, entro il 2015 ci sarà bisogno di almeno 18000 alloggi popolari. L’altro giorno il presidente del movimento Per Palermo è andato a vedere le condizioni dell’insula tre dello Zen: «Ci vogliono progetti coraggiosi – ha spiegato Giuseppe Valenti – per risolvere il problema del diritto alla casa, ma il passaggio obbligatorio è quello del confronto tra le esperienze di altre città italiane ed europee, tra professionisti che hanno dimostrato di saper realizzare progetti di edilizia sociale e soprattutto, il confronto con associazioni di frontiera per non iniziare progetti solo a scopi speculativi». Anche Nadia Spallitta, presidente della commissione urbanistica del Comune, ha più volte denunciato le mancanze dell’amministrazione: «Ha l’obbligo – ha detto – di trovare soluzioni adeguate per affrontare le emergenze abitative. Potrebbe utilizzare L’immobile di piazza Magione per la realizzazione di un casa albergo».




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