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Nadia Spallitta

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La Gam, le ville e i giardini ai privati “ma il Comune resta a mani vuote”

C’è  un Associazione temporanea di imprese (Civita servizi srl, Civita Sicilia srl – e Silvana editoriale) che ha (ri)vinto a luglio scorso un appalto niente male al Comune. Riguarda la gestione delle <<attività si supporto funzionale e dei servizi aggiuntivi della Galleria d’arte moderna e delle istituzioni culturali comunali>>. Novecentomila euro nel trienni 2010-2012, da corrispondere a 28.800 euro al mese. Il che significa la gestione della caffetteria e del bookshop, della biglietteria e dei servizi di accoglienza e continuando con queste attività.
Ma non finisce qui. Il contratto prevede anche che le società gestiscano <<i servizi di didattica, visite guidate a Palazzo Ziino, allo Spasimo, palazzo Palagonia, Palazzo Galletti, Palazzo delle Aquile, Archivio storico, Biblioteca comunale, giardini storici e itinerari ecologici nel parco della Favorita>>. Naturalmente a pagamento da parte dei turisti che decidono di visitarli (ad esempio 100 euro per gruppi di 25 nelle ville storiche). Non solo, ma la società potrà anche affittare quei luoghi per spettacoli, convegni e ricevimenti. Con tariffe che vanno da 800 a 2.800 euro al giorno. La domanda è, ma il Comune cosa ci guadagna? Praticamente una cifra molto bassa: il 5 per cento sui ricavi derivanti dall’utilizzo delle immagini (quadri, sculture e via dicendo) per le pubblicazioni (libri, cartoline, gadgets) sui servizi di ristorazione e sull’affitto giornaliero per l’utilizzo degli spazi. In più, resta alla società il 50 per cento di tutti i biglietti venduti. Solo per le visite didattiche alla Favorita, il Comune percepirà il venti per cento. E parliamo di un Comune che conta oltre ventimila dipendenti e fra di essi ci sono 250 Lsu stabilizzati con la qualifica di operatore turistico e culturale. Forse si poteva pensare di esternalizzare soltanto alcuni servizi accessori, come la ristorazione e il bookshop. E infatti, l’appalto che manda in bestia Nadia Spallitta, consigliera di Un’Altra Storia . Che ha scritto interrogazioni a ripetizione (alle quali l’amministrazione risponde che tutto è stato fatto rispettando le regole) e ora ha inviato le carte alla Corte dei conti, chiedendo anche di essere sentita perché configura il caso come un classico esempio di lapidazione delle risorse pubbliche. <<L’amministrazione affida gratuitamente in violazione delle norme di contabilità pubblica – tuona – anzi paga 900 mila euro affinché un soggetto privato utilizzi con scopo di lucro tutti gli immobili comunali di rilevanza culturale. Un patrimonio di immenso valore e dalle enormi potenzialità economiche di entrata.  Al danno all’erario, che questo provvedimento determina, si aggiunge il danno sempre all’erario derivato dal mancato utilizzo di oltre 240 dipendenti comunali che hanno specifiche competenze nella gestione degli spazi museali>>.




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