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Nadia Spallitta

Ultimo aggiornamento

Interrogazione – A tutela dei diritti e della salute delle donne

                       

Interrogazione con risposta scritta

Oggetto:   A tutela dei diritti e della salute delle donne. 

    Premesso che
> Presso l’Ospedale Civico “F. Benfratelli” nel reparto di Ostetricia e Ginecologia medici ginecologi, parallelamente all’attività ospedaliera del Servizio di Interruzione Volontaria di Gravidanza, svolgono attività libero-professionale in regime di intramoenia, praticando numerose  interruzioni volontarie di gravidanza.

Considerato che

> Con la legge 22 maggio 1978, n. 194 “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza”:
* ART. 1 “Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio. L’interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non e’ mezzo per il controllo delle nascite. Lo Stato, le Regioni e gli Enti Locali, nell’ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che lo aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite”.

* Art. 2 “I consultori familiari istituiti dalla legge 29 luglio 1975, n. 405, fermo restando quanto stabilito dalla stessa legge, assistono la donna in stato di gravidanza:
a) informandola sui diritti a lei spettanti in base alla legislazione statale e regionale, e sui servizi sociali, sanitari e assistenziali concretamente offerti dalle strutture operanti nel territorio (…).
* Art. 4 “ (…) Per l’interruzione volontaria della gravidanza entro i primi novanta giorni, la donna che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui e’ avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito, si rivolge ad un consultorio pubblico istituito ai sensi dell’articolo 2, lettera a), della legge 29 luglio 1975 numero 405, o a una struttura socio-sanitaria a ciò abilitata dalla regione, o a un medico di sua fiducia”.
* Art. 8. “L’interruzione della gravidanza e’ praticata da un medico del servizio ostetrico-ginecologico presso un ospedale generale tra quelli indicati nell’articolo 20 della legge 12 febbraio 1968, numero 132, il quale verifica anche l’inesistenza di controindicazioni sanitarie. Gli interventi possono essere altresì praticati presso gli ospedali pubblici specializzati, gli istituti ed enti di cui all’articolo 1, penultimo comma, della legge 12 febbraio 1968, n. 132, e le istituzioni di cui alla legge 26 novembre 1973, numero 817, ed al decreto del Presidente della Repubblica 18 giugno 1958, n. 754, sempre che i rispettivi organi di gestione ne facciano richiesta.
Nei primi novanta giorni l’interruzione della gravidanza può essere praticata anche presso case di cura autorizzate dalla regione, fornite di requisiti igienico-sanitari e di adeguati servizi ostetrico-ginecologici”.

Considerato altresì che

> La legge indica chiaramente che l’interruzione volontaria della gravidanza non è un mezzo per il controllo delle nascite.
> L’attuazione della legge 194/78 ha comportato una significativa riduzione delle interruzioni di gravidanza e di aborti clandestini, a favore di una salvaguardia della salute della donna e del suo benessere psicofisico, come documentato dalla Relazione del Ministro della Salute sulla attuazione della legge contenente norme per la tutela sociale della maternità e per l’interruzione volontaria della gravidanza (legge 194/78) del 21 aprile 2008.
> Sempre in base ai dati riportati nella sopra citata Relazione, nelle Regioni dove la politica sanitaria ha favorito il ruolo dei consultori e l’attuazione dei programmi di prevenzione, il tasso di abortività è diminuito più rapidamente e notevolmente.
> Sempre in base alla stessa Relazione, si evince un notevole aumento generale dell’obiezione di coscienza negli ultimi anni per tutte le professionalità, con percentuali pari al 69.2% per i ginecologi (rispetto al 59.6% della precedente relazione), 50.4% per gli anestesisti (rispetto a 46.3%) e 42.6% per il personale non medico (39% nella precedente relazione). Questi valori raggiungono percentuali particolarmente elevate nel sud Italia.

Tenuto conto che
> Ai sensi della legge 23 dicembre 1978, n. 833 "Istituzione del servizio sanitario nazionale": (…) Il servizio sanitario nazionale è costituito dal complesso delle funzioni, delle strutture, dei servizi e delle attività destinati alla promozione, al mantenimento ed al recupero della salute fisica e psichica di tutta la popolazione senza distinzione di condizioni individuali o sociali e secondo modalità che assicurino l’eguaglianza dei cittadini nei confronti del servizio. L’attuazione del servizio sanitario nazionale compete allo Stato, alle regioni e agli enti locali territoriali, garantendo la partecipazione dei cittadini.
> Il Comune rappresenta il luogo di confluenza naturale delle istanze dei cittadini e, pur non avendo le competenze dirette in materia di sanità, rappresenta, comunque, il primo livello istituzionale di governo per la salute del proprio territorio attraverso l’assistenza sociosanitaria alle persone che presentano bisogni di salute e che richiedono prestazioni sanitarie congiunte ad azioni di protezione sociale.
> Ai sensi dell’art. 50 comma 5 e dell’art. 54 del D.Lgs. 267/2000 il Sindaco quale Ufficiale di di Governo e rappresentante della comunità locale deve adottare tutti i provvedimenti necessari per la salvaguardia dell’igiene pubblica.

Per tutto quanto sopra, questo Gruppo Consiliare,

al Sig. Sindaco, quale massima autorità sanitaria locale ed in qualità di rappresentante dello Stato, di voler verificare e richiedere agli Organi competenti, attraverso i propri canali istituzionali
CHIEDE

> Se non ritenga inaccettabile la monetizzazione di un diritto sancito dalla legge e conquistato con il sacrificio e con le innumerevoli lotte fatte negli anni dalle donne che non volevano più morire di aborto clandestino.
> Di garantire a tutte le donne, un diritto sancito da una legge dello Stato, un diritto alla libertà, alla autodeterminazione ed alla tutela della salute femminile.
> Di garantire parimenti a tutte le donne, di poter effettuare comunque gratuitamente l’intervento di interruzione volontaria di gravidanza presso le strutture deputate, secondo quanto previsto dalla legge. Ciò soprattutto a tutela delle donne economicamente svantaggiate, dal momento che nella città di Palermo l’esigibilità di tale diritto non è attualmente garantita in maniera ubiquitaria e dal momento che esiste una eccessiva percentuale di personale sanitario obiettore. Per tali ragioni, le richieste per effettuare l’interruzione volontaria di gravidanza saturano l’offerta costringendo le donne a spostarsi fuori città, o peggio, a ricorrere a pratiche pericolose per la loro salute e la loro stessa vita.
> Di garantire il funzionamento delle strutture ospedaliere dove poter praticare l’interruzione volontaria della gravidanza e potenziare, a fronte di un esponenziale aumento dei medici obiettori, il personale medico e paramedico non obiettore di coscienza al fine di garantire, in un’ottica di pari opportunità, l’espletamento delle interruzioni di gravidanza a tutte le donne che ne facciano richiesta e/o quando, per particolari circostanze, necessita procedere con l’interruzione volontaria di gravidanza.
> Di garantire alle donne immigrate e alle cittadine comunitarie anche non iscritte al SSN il diritto alle prestazioni indifferibili ed urgenti fra cui il ricorso alla interruzione volontaria di gravidanza.
> Di chiedere conto, alle strutture sanitarie competenti, delle liste d’attesa per l’interruzione volontaria di gravidanza, al fine di assicurare il rispetto dei tempi medi e con l’obbligo di erogare le prestazioni urgenti comunque non oltre 72 ore dalla richiesta.
> Di verificare se, al fine di rafforzare le garanzie ed il rispetto dei diritti della donna e per ridurre ulteriormente il ricorso all’aborto, vengano effettuate tutte le procedure per la promozione e informazione sulla contraccezione nei consultori, nelle scuole, nelle famiglie e nei luoghi ove è più facile reperire la popolazione più a rischio.
> Di sostenere la promozione di specifiche campagne pubblicitarie sui sistemi contraccettivi.
> Di favorire la rimozione degli ostacoli che limitano l’accesso alla contraccezione d’emergenza anche attraverso l’eliminazione dell’obbligo della ricetta per la pillola del giorno dopo, prevedendone la disponibilità gratuita per gli adolescenti.
> Di promuovere presso l’Assessorato Igiene e Sanità del Comune di Palermo, di concerto con tutti i soggetti competenti, iniziative volte a favorire l’aggiornamento scientifico e la qualificazione e riqualificazione professionale del personale sanitario.
> Di voler convocare un tavolo tecnico con la partecipazione dell’Assessore Regionale e degli Assessori Comunali alla Sanità ed alle Attività Sociali, coi vertici delle Aziende Sanitarie ed Ospedaliere, con i rappresentanti dei medici, con i rappresentanti del sistema sociale e sanitario locale, con i Sindacati per la definizione delle procedure e la stipula di protocolli d’intesa finalizzati al miglioramento complessivo della sanità cittadina, nell’esclusivo interesse dei cittadini e per un miglioramento della qualità dei servizi sanitari, sociosanitari e sociali, con particolare riguardo  alla salute delle donne.

LE CONSIGLIERE

Nadia SPALLITTA                        Antonella MONASTRA




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