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Nadia Spallitta

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Il quartiere Zen può rinascere  ma bisogna «raderlo al suolo»

IL PROGETTO DELL’ARCHITETTO CIRO LO MONTE
Il quartiere Zen può rinascere ma bisogna «raderlo al suolo»
Spazio a giardini pubblici, biblioteche e cinema con uno sguardo all’architettura degli anni ’30
 
PALERMO – Radere al suolo lo Zen di Palermo e trasformarlo in un quartiere a misura d’uomo: niente più palazzoni a schiera in cemento armato, spazio a giardini pubblici, biblioteche e cinema, guardando all’architettura degli anni ’30. Un sogno? No, è un progetto dell’architetto Ciro Lo Monte, che potrebbe diventare realtà, trasformando il quartiere progettato alla fine degli anni ’60 da Vittorio Gregotti.
RINASCITA DELLO ZEN – Una «rinascita», così la pensa il presidente della Commissione Urbanistica di Palermo, il consigliere comunale Nadia Spallitta. «Questo è un progetto molto interessante – spiega all’Italpress-, guardando alla pianificazione fatta in altre città italiane come Roma dove l’architetto Ettore Mazzola ha realizzato un progetto di «rinascita» del Corviale. A mio parere si dovrebbe gradualmente buttare a terra l’esistente dicendo basta al concetto di quartiere dormitorio e ghetto. Una soluzione – continua – che dovrebbe tenere conto del cittadino offrendo una dimensione di decoro e di servizi che oggi non esistono. Tutto questo – conclude – non prevede grandi stanziamenti per l’amministrazione, innanzitutto si potrebbero utilizzare i 40 milioni di fondi regionali accantonati tanti anni fa per lo Zen, in più il Comune potrebbe ipotizzare la costruzione di nuove case di edilizia popolare che potrebbero essere a loro vendute».
LO MONTE: «SUPERARE CONCETTO DI PERIFERIA» – Tre i principi da rispettare secondo l’architetto Ciro Lo Monte, promotore del progetto: «Bisogna superare questo concetto di periferia, facendo tesoro dell’esperienza passata riguardo all’edilizia popolare degli anni ’30, pensiamo al quartiere Matteotti di Palermo, anche quelle erano case popolari ma guardate la differenza. Ricordiamoci – prosegue – che fare case per ‘ricchi’ e case per ‘poveri’ produce solo degrado sociale e non integrazione. In secondo luogo – continua – bisogna ritornare alla costruzione con pietra e legno e non più cemento armato creando un quartiere totalmente autosufficiente in cui la gente non guardi al centro città come un miraggio ma in cui ci siano tutti i servizi».



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