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Nadia Spallitta

Ultimo aggiornamento

Giornale di Sicilia | Stop all’area industriale in zona Cervello Consiglio rimanda piano all’Urbanistica

rassegna stampa 2

scarica l’articolo di Salvatore Ferro sul Giornale di Sicilia (14/8/2015), CLICCANDO QUI.

Pasticciaccio di via Trabucco. Quanto (e se) brutto, davvero non si sa ancora.Mauna cosa è certa: il consiglio comunale ha ritirato, rimandandolo nelle anse degli uffici dell’Urbanistica, il Piano particolareggiato che avrebbe rivoluzionato la zona. Cioè, la variante di fatto che prevedeva il cambio di destinazione per aprire la strada a un nuovo agglomerato industriale, con fabbriche e centri commerciali. Su terreni (molti dei quali da espropriare o già acquistati da potenziali investitori) che fanno gola a chi nella costruzione di megastore in quella fetta tra l’ospedale Cervello e la circonvallazione aveva creduto. Ma andiamo con ordine.

Si tratta della fine di una lunga miccia, accesa in concomitanza con il varo, nel 2013, di quello che tecnicamente fu definito «Ppe»: Piano particolareggiato esecutivo, cioè strumento urbanistico autonomo per un’area cittadina e che invece, e in modo… tripartisan, in molti considerano «una semplice variante al Prg del 1997». A sua volta ritenuto dagli stessi consiglieri — capofila la vicepresidente Nadia Spallitta — «obsoleto, superato. Si vari finalmente il nuovo Prg». La stessa Spallitta, a più riprese, aveva presentato interrogazioni alle quali mai era stata data risposta, se non quella, ed è storia di queste ore, che i vigili urbani hanno avviato accertamenti per censire effettivamente lo stato dei luoghi e le tante abitazioni residenziali.

«Tutte, nessuna esclusa—chiede la Spallitta—quelle abusive come le sanate e le sanabili. Fatto sta che non si può varare una cambio di destinazione,tecnicamente in zonaD2, cioè industriale, sugli stessi terreni che ospitano case. E, su quelle stesse zolle, prevedere l’impegno progettuale ed economico del Comune per la realizzazione di aree di servizio, parcheggi principalmente». Praticamente, il piano stava andando avanti «in assenza di una mappa delle abitazioni, ma pure dei capannoni, già esistenti negli stessi lotti o porzioni». E, dettaglio non ultimo in ordine di importanza,«con un investimento di 3 milioni di euro da parte del Comune. Spese destinate a crescere: i vincoli espropriativi sono scaduti e la legge impone il raddoppio delle indennità di espropriazione». Dunque, aggiunge la Spallitta, «abbiamo chiesto che la mappatura venisse fatta».

Un altro neo riguarda l’estensione dei lotti da assegnare. La legge, ricorda la vicepresidente, «esige che misurino minimo 3 mila metri quadri, mentre ve ne sono anche di 600 e persino 400. Non siamo contrari in linea di principio al piano, ma dobbiamo avere responsabilità. Anche per la salute: che succederebbe se un impianto fosse costruito a pochi metri da dove abitano o giocano bambini? E non ci nascondiamo: se ci sono abusi devono essere smascherati o bisogna garantire i diritti di chi può e vuole sanare». Un uovo di Colombo, insomma, che stava per diventare una incorreggibile frittata. A finire di scoperchiare, ha pensato il capogruppo forzista Giulio Tantillo, rivolgendosi direttamente al capo area Nicola Di Bartolomeo in aula.

Lo stesso Di Bartolomeo, ieri pomeriggio, ha in contrato lo stato maggiore dei vigili urbani per iniziare a dipanare la matassa e— fa sapere il dirigente—«avviare le verifiche sulla eventuale pendenza di istanze di sanatoria da parte di residenti della zona. Inoltre—aggiunge— lunedì invierò una nota ufficiale ai tecnici » di rientro dalle ferie e sarà convocata una riunione per definire l’iter della mappatura. Dice Tantillo: «Sono giunte agli uffici varie osservazioni da cittadini e associazioni. Una è stata protocollata due volte, un’altra ritenuta irricevibile perché archiviata con una data sbagliata, un’altra ancora non ha ricevuto contro deduzione. Il ritiro dell’atto è forse eccessivo, perché impone una nuova calendarizzazione. Ma era giusto sottolineare i problemi». Anche Luisa La Colla, consigliera Pd, annuisce allo stop, precisando che «invece che un Piano regolatore colossale, servono piani particolareggiati destinati alle macro aree, che tengano conto delle specificità e delle vocazioni produttive».




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