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Nadia Spallitta

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Giornale di Sicilia | Saccheggiata la Spo, spariti tutti i beni mobili

Giornale di Sicilia su furto mobili Spo 30 giugno 2015

Ecco l’articolo di Giancarlo Macaluso pubblicato sul Giornale di Sicilia, edizione 30 giugno 2015.

Saccheggiata la Spo, spariti tutti i beni mobili

Le aziende partecipate del Comune spendevano e spandevano. Si potevano permettere di comprare frigoriferi e lavabiancheria, tv, impianti stereo, telefonini e computer portatili. E persino una camera matrimoniale. Materiale perlopiù rigorosamente sparito. Questa è la storia di una spoliazione. Continua. Sistematica. Implacabile. In meno di cinque anni tutti i beni mobili di Spo, la società che gestiva amministrativamente «Gesip spa» e da essa dipendeva giuridicamente, si sono volatilizzati. Non ci sono più. Rubati a più riprese.

Il catalogo degli oggetti inesistenti è venuto fuori in seguito alla vicenda giudiziaria dei lavoratori Spo. In origine erano 90. Dopo il licenziamento (in seguito alla liquidazione di Gesip) in 40 hanno presentato ricorso al magistrato del lavoro. Dieci l’ hanno perso. Per il resto vittoria su tutta la linea. I primi quattordici hanno anche avuto già la sentenza che dispone la riammissione in servizio e il pagamento degli arretrati. Ma siccome non c’ è una lira il liquidatore di Spo, Gaspare Ferro, ha provveduto a rilicenziare. Contestualmente, per recuperare le somme, era stato avviato un pignoramento mobiliare. Ed è stato in quella occasione che gli ex impiegati scoprono due cose. Intanto che il 22 maggio scorso «Spo» vende in blocco a «Reset» per 28 mila euro ciò che restava del suo miserello patrimonio.

Tre gruppi elettrogeni, 43 scrivanie, 3 attaccapanni, 34 scaffalature. In elenco spiccano una lavabiancheria, due frigoriferi, una lavastoviglie e otto motocicli che da chissà quanto tempo erano posteggiati a pagamento dentro un deposito privato. «Ma che se ne fa Reset di una lava biancheria?», si chiede la consigliera Nadia Spallitta. Domanda più che legittima visto che parliamo di una società di manutenzioni e lavori pesanti e non di una smacchiatoria. «Non abbiamo certo acquistato questi elettrodomestici perché ne avessimo bisogno – spiega Antonio Perniciaro, presidente di Reset-. Solo, facevano parte del lotto unico che il liquidatore di Spo ci ha proposto con altre cose che invece ci servono». Ma il bello deve venire. Perché il verbale dell’ ufficiale giudiziario che va a fare il 15 giugno il sopralluogo è una specie di dichiarazione di impotenza a procedere visto che tutto è stato rubato nel tempo. E allegate seguono alcune denunce a carabinieri e polizia che testimoniano di quanto accaduto.

Hanno rubato pure i chiodi, verrebbe da dire prendendo a prestito un modo di dire popolare in questo caso molto calzante. All’appello manca quasi tutto: dalle 50 pinze alle 70 carriole di zinco, dalle 50 cesoie ai tre decespugliatori. mancano i climatizzatori, l’elevatore per mobili, i 25 gruppi di continuità. Addio a 33 computer, a 60 cellulari Nokia, a 11 stampanti, a 3 notebook, a un numero enorme fra scallafature, contenitori, cestini, pompe di calore, tende, librerie… Impossibile citare qui quello che manca. Ma il numero sì: 2091 beni mobili trafugati dalla prima denuncia che porta la data del 2010. Insomma, non c’ è più nulla. C’è anche da ironizzare su molti oggetti che erano in carico a Spo: altoparlanti, impianto dolby surround, tv a colori, una camera matrimoniale, elettrodomestici vari.

«Io ho ricevuto questo inventario quando mi sono insediato peraltro a somma quasi zero – dice il liquidatore di Spo in carica da poco più di un anno, Gaspare Ferro -. E avevo subito provveduto a segnalare il caso alla Procura. Quanto ai lavoratori, mi rendo conto perfettamente che per loro va trovata una soluzione che solo la politica può dare. Io non ho che fare: non c’ è un solo euro a disposizione». Annuncia una interrogazione la Spallitta: «Qualcuno ci deve spiegare chi è responsabile di questo scandalo e perché beni pubblici siano stati conservati così maldestramente. E poi, quando ci costano le società in liquidazione?». Mentre il forzista Angelo Figuccia parla di «storia tragicomica in salsa palermitana. Intervenga il sindaco a fare chiarezza». E il consigliere di Idv, Paolo Caracausi, sta lavorando a un documento trasversale per il salvataggio dei dipendenti licenziati.

Guarda anche: Tgs del 30 giugno – Furto alla Spo, Spallitta: “Accertare responsabilità”




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