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Nadia Spallitta

Ultimo aggiornamento

CRONACA DAL CONSIGLIO COMUNALE

Abbiamo deciso di pubblicare come CRONACA DAL CONSIGLIO gli articoli di Livesicilia e di Siciliainformazioni che riportano fedelmente quanto è accaduto nella seduta di ieri sera (30 settembre ).

Siciliainformazioni.com   – Rissa in Consiglio, Cammarata & Berlusconi vincono -Tasse doppie in arrivo per i palermitani
di Ignazio Panzica

Gran teatrino del Consiglio comunale di Palermo. Dalle ore 04.15 di giovedì 1 ottobre, è ufficiale: l’addizionale IRPEF dei palermitani raddoppia dallo 0.40 allo 0.80. Per l’ostruzionismo d’aula del PDL ufficiale capitanato da Giulio Tantillo, non ce l’ha fatta a far passare la delibera di revoca dell’aumento IRPEF per il 2009.

 

 

 

 

 

 

Delibera sostenuta dal cartello largamente maggioritario dei consiglieri comunali – 15 del centrosinistra (PD,IDV,un’altra storia), 4 dell’MPA, 2 del PDL Palermo e 6 del PDL Sicilia – che si sono opposti al provvedimento assunto, in prima persona, dalla Giunta Cammarata. Un atto, che fissa, addirittura, già dal 2009 il raddoppio delle tasse per le famiglie palermitane, per un importo medio dai 130 ai 600 euro all’anno. Manovra finanziaria destinata a dover ripagare il buco di 200 milioni, ed oltre, fatto all’AMIA nel periodo di CdA 2001-2008.
 Ma cosa è successo in questo Consiglio comunale, durato sette ore, sino a tarda notte? E come mai la maggioranza dei consiglieri presenti, 27 su 46, non è riuscita ad impedire che gli uomini di Cammarata riuscissero a mettere le mani in tasca ai palermitani ?
 Perché si è consumata una tragicomica, quanto indecente, sceneggiata da “Basso Impero”. Cominciata con la presa di posizione del capogruppo del PDL-pro Cammarata, Giulio Tantillo, che chiedeva, ad apertura di seduta, che la stessa si tenesse a porte chiuse, senza il pubblico, ma pure senza i giornalisti, “chiaramente di parte”, aveva borbottato “l’imam d’aula del Sindaco”.
 
 Si, perché il PDL ufficiale, con l’appoggio dell’UDC, ha mandato in onda a Palazzo delle Aquile una novità politica assoluta: l’ostruzionismo d’aula, condotto con “veemenza tutta palermitana”, dai consiglieri che politicamente appoggiano il Sindaco. Per impedire che si revocasse la delibera “Cammarata- l’IRPEF”. Così, nulla ieri sera ci è stato risparmiato. Urla, frizzi, scene madri, lazzi, insulti, malori, grandi silenzi imbarazzati, diffuso gioco delle parti. Anche un accenno di rissa. Che in realtà si è esplicitato, più che altro, nel tentativo di “avvisare” alla palermitana il capogruppo dell’MPA, Mimmo Russo, che con il suo compagno di partito Leonardo D’Arrigo, avevano tentato di rompere questo inaccettabile clima da “Basso Impero”.
Scusate la digressione, ma vi devo spiegare meglio. Come è avvenuto nel 395 d.c., con l’avvento al governo dell’Impero Romano d’Occidente “dell’imperatore fantoccio” Stilicone, che segnò l’avvio veloce della decadenza irreversibile del sistema di cultura politica di quel tempo. Così, la sindacatura Cammarata, ed il “suo” Consiglio comunale eletto due anni fa, sarà ricordata come l’avvio irreversibile (ci si augura !) della decadenza, a Palermo, dell’infausta “seconda repubblica”. Un sistema di governo comunale, oligarchico, fatto al 85% da un personale di “politici”, nel loro insieme, culturalmente “estraneo” alla Politica (con la maiuscola) e sfacciatamente schierato, per piccoli e grandi interessi, ma contro gli interessi concreti e giornalieri delle famiglie dei cittadini palermitani . Per paradosso tutto siculo, pur essendo stati votati, da quest’ultimi – come si suol dire – a furor di popolo.
Ma chi sono stati i protagonisti della serata?
Stare lì a vedere questa seduta di Consiglio, è stato come andare al teatro. Con tanto di protagonisti – cattivissimi e buoni – presenti sul “cartellone”. Anzitutto, l’incontenibile, ed incontenuta, coppia del PDl ufficiale Tantillo – Milazzo. Poi la coppia, in eterna lite-amore, Faraone-Campagna. Ed infine il trio dei buoni che hanno provato a riscattare la pessima sceneggiatura, Russo-D’Arrigo –Bonfanti (sostenuto, per come hanno potuto fare, dalla coppia Spallitta-Monastra).
 
Vi racconteremo, la trama di questa tragicomica sceneggiatura più degna di un teatrino napoletano di quelli amati da Mario Merola, che di una sede istituzionale democratica. Se lo Stato funzionasse ancora, già da stamattina, il Prefetto Trevisone e l’Assessore regionale alle autonomie locali Chinnici, avrebbero sul tavolo, ampia materia per chiedere, ed imporre, lo scioglimento dell’attuale Consiglio comunale. Cosa che, ci spiace dirvi, escludiamo tassativamente possa accadere. Perché, più che una storia di buoni e cattivi, siamo di fronte ad un “sistema politico” che, semplicemente, non funziona più: è marcio. Cade e pezzi, e se ne compiace. Capite perché, è pure logico che Tantillo aveva esordito, ieri sera, chiedendo: niente pubblico e niente giornalisti?
 Alle due e mezza di notte, dopo ore di polemiche ed aspri scontri verbali, gestiti geometricamente come gli schemi di una partita di calcio, dal “regista” Tantillo, alla punta di sfondamento “Milazzo”, che da buon esponente da seconda repubblica, bipolare-calcistica, esultava dopo ogni gol fatto. Una scena reiterata, ossessivamente, per gran parte della nottata. Interrotta, di frequente, da interventi spot del Presidente Campagna o del capogruppo PD Faraone, o voci similari. Mentre, tutti risultavano, comunque, coinvolti da una splendida lite su un “nulla”, fatto di incomprensibili “comunicazioni”(memorabile quella di Milazzo, compiaciuto, che legge a caso il testo del regolamento d’aula), di ancora più inconcepibili “pregiudiziali” (su cosa? visto che di IRPEF non se ne era ancora parlato).
 Ha chiesto la parola Mimmo Russo, capogruppo MPA. Che si è “permesso di fare” ciò che Cammarata – naturalmente assente anche ieri sera- ed i suoi non potevano “tollerare”: chiedere il prelievo dall’odg della seduta della delibera di revoca dell’aumento IRPEF fatto dal sindaco in persona, per cominciarne a discutere e, poi, votare. Apriti cielo!
 Dopo uno scambio verbale, per nulla urbano, tra Tantillo e Russo, con contorno di spintoni, è partito deciso il “muscolarmente solido” consigliere Milazzo del “PDL ufficiale”, per “dare una lezione”, fisicamente inequivocabile a Russo. Dopo un minuto di allucinante baillame, ci sono voluti 5 consiglieri, in modo bipartisan, per bloccare il Milazzo indemoniato, che vi confesso faceva paura. Mentre una voce, puntuale, prometteva al consigliere di IDV, Cesare Mattaliano, che prima o poi qualcuno gli avrebbe “stoccato il collo”.
 Il vociare di proteste contro questo “spettacolino” dal parterre del pubblico, ha fatto pensare al Presidente Campagna che fosse in corso un invasione dell’aula (che in realtà non vi è mai stata). Così è scattata la disposizione alla polizia, presente in forze, di far cacciare il pubblico dei cittadini presenti. Dopo l’ovvia sospensione della seduta, e una relativa e concitata riunione dei capigruppo, la seduta è ricominciata, sotto la guida del Vicepresidente Alotta (PD), che tanto guida non è stata: il caos è così, però con più tranquillità, decollato. Ovviamente, senza che per un solo istante si potesse decidere di passare a parlare di IRPEF.
 A quel punto, oltre alle tre di notte, ha preso la parola Leonardo D’Arrigo (MPA), “un professionista” della politica della prima Repubblica, provenienza ex PSI. Un uomo con un carattere stranissimo, ma che in materia di “saper leggere” le cose della politica, qualcosa ne capisce. “Stasera si è esagerato a danno dei diritti dei palermitani – ha tuonato l’esponente MPA- è ora di finirla. È chiaro che tutto ruota attorno all’affaire munnizza. Quello di ieri, del buco milionario AMIA, inspiegabile ed ancora inspiegato, che il Sindaco non ha voluto querelare, e quello di domani il termovalorizzatore di Bellolampo, l’ossessione di Cammarata”.
 “Con il raddoppio dell’IRPEF  – ha proseguito D’Arrigo additando il PDL, Tantillo ed i suoi – pensate di avere trovato la quadra: su 23 milioni di euro di maggior gettito che ne deriverebbero, 18 sarebbero buttati nella voragine AMIA, e 5 finirebbero a placare la voglia clientelare di tanti consiglieri comunali. Con una nuova procurata emergenza rifiuti, si troverebbe così l’alibi perpotere realizzare, contro la salute e gli interessi economici dei cittadini, il maledetto termovalorizzatore di Bellolampo, un opera da un miliardo e mezzo di euro- Che qualcuno vorrebbe gestire con le non –procedure privatistiche dello stato di emergenza. Vi comunico che questo gioco non raggiungerà alcun approdo. Il teatrino è finito”.
 
Il gelo è sceso in aula, perché in molti hanno capito, che D’Arrigo parlava per nome e per conto di Raffaele Lombardo. Profondamente infastidito dalle voci sempre più corpose che danno per imminente – se “casualmente” l’immondizia aumentasse per le strade di Palermo – il nuovo commissariamento del settore rifiuti in Sicilia, con le non-regole dell’emergenza, e la nomina di un vice Commissario regionale che non sarebbe, come è sempre stato, il presidente della Regione. Nei giorni scorsi, prima del caso Striscia la Notizia, a tale responsabilità, risultava , addirittura, candidato lo stesso Cammarata. Oggi si sussurra di Bertolaso e di un Prefetto di fiducia berlusconiana ad hoc.
 
Sfumata, quindi, la possibilità di non far partire entro il 30 settembre (data limite dell’ordinanza Berlusconi) l’aumento dell’IRPEF per il 2009, si tenterà di bloccarlo almeno per il 2010. Così, dopo le 3 e mezza, Elio Bonfanti, un altro avveduto professionista , ex prima repubblica, ex DC, ha fatto la proposta tecnica di far esprimere sulla delibera di revoca dell’aumento IRPEF di Cammarata, il parere della Commissione. Proposta, che ha permesso si giungesse ad una conclusione accettabile del Consiglio, con il rinvio della seduta a martedì o mercoledì della prossima settimana.

 
Ma il fatto più grave di ieri sera, è stata l’ennesima assenza della città. Dei palermitani. Una rassegnata depressione contro una politica indecente, che non può che provocare grandi preoccupazioni sulla tenuta democratica della realtà siciliana.

Livesicilia.it     –  Irpef, bagarre in Consiglio

Di Miriam Di Peri

“Lunga è la notte, e senza tempo”. Erano gli anni ‘70 e a scriverlo era Peppino Impastato. Anche la scorsa notte, in consiglio comunale, è stata lunga e senza tempo. Il primo appello dei consiglieri era previsto per le 19, ma non c’era ancora il numero legale per aprire la seduta. Ci si aggiorna alle 20.20. Questa volta, tanti i consiglieri intervenuti per discutere l’annullamento del raddoppio dell’addizionale Irpef (obiettivo che non è stato raggiunto, dunque il raddoppio ci sarò). Nonostante ci fossero i numeri, la seduta tarda ulteriormente ad iniziare: i consiglieri di Pdl e Udc chiedono una seduta a porte chiuse, paventando fantomatici rischi per la loro incolumità personale, a fronte di una manciata di giornalisti e dei primi 25 ‘fortunati’ cittadini ai quali, dalla portineria del Palazzo, era stato dato accesso all’aula. La discussione va avanti per mezz’ora. Tutti fuori. Poi si torna dentro. Alberto Campagna, presidente del Consiglio, apre la seduta ma immediatamente Giulio Tantillo, capo del gruppo Pdl, interviene per chiedere un’ora di sospensione per raccordarsi col suo gruppo. I consiglieri di Pd, Mpa, Idv sottolineano che, a loro avviso, si tratta di puro ostruzionismo, ma la lunga discussione che si intavola porta soltanto a sprecare ulteriormente del tempo: alla stregua di tutte le precedenti occasioni, Campagna concede la sospensione della seduta. Il gruppo berlusconiano si riunisce, tutti gli altri vanno a cena.
Sono circa le 23 quando si riapre la seduta del Consiglio, ancora ferma alle comunicazioni dei consiglieri. Tra gli interventi del Pdl, sia Milazzo che Tantillo manifestano la volontà di rassegnare le dimissioni, a patto che a farlo siano almeno in 26 (numero necessario per commissariare il consiglio, mantenendo in carica il sindaco e la giunta, ndr). È mezzanotte e venti quando la seduta viene nuovamente sospesa, per una rissa che ha visto protagonisti i consiglieri Tantillo (Pdl), Russo (Mpa), Ferrandelli (Idv) e Milazzo (Pdl). È stato necessario aspettare oltre novanta minuti prima che la seduta venisse ripresa, durante i quali i cittadini presenti hanno manifestato tutta la loro amarezza nei confronti dei consiglieri, chiamati a rappresentare la città.Finalmente attorno alle 2 del mattino si entra nel dibattito sull’Irpef. Dibattito che resta impantanato alla discussione sulla pregiudiziale presentata dal consigliere Bottiglieri (Udc), a cui fanno seguito le argomentazioni favorevoli e contrarie della minoranza al governo e della nuova maggioranza all’opposizione. Chi si dichiara pro, come Doriana Ribaudo (Udc) dice di essere dalla parte dei lavoratori delle municipalizzate, i cui stipendi dipendono appunto dal raddoppio dell’addizionale. Tantillo, invece, si oppone all’annullamento, facendo riferimento a delle irregolarità a suo dire presenti nella delibera a firma di 20 consiglieri. Tra chi si dichiara contro, D’Arrigo (Mpa) e Inzerillo (Pdl Sicilia), il quale si appella all’inamissibilità sia della delibera di giunta, che dell’ostruzionismo sterile a cui si assiste in Sala delle lapidi.E ancora, una breve pausa, durante la quale ci si incontra al bagno: consiglieri, liberi cittadini, uscieri, giornalisti, tutti lì a sciacquarsi la faccia e cercare di riacquistare la lucidità. Poi si torna in aula, ognuno con la propria maschera per interpretare il proprio ruolo, in questa commedia delle parti, che ha tutto il sapore di un atto premeditato. Volano i vicendevoli insulti , mentre ciascuna delle parti ripete all’altra che dovrebbe vergognarsi. Sono le 3:30 quando Mimmo Russo alza i toni, entrando nel merito del dibattito sull’Irpef:  ”Il mancato annullamento della delibera di giunta – dice – significa schierarsi dalla parte delle ruberie di questa amministrazione. E domani sarete voi, che dovrete andare in strada e risponderne davanti ai cittadini, già abbondantemente tassati. I palermitani sono stanchi di vedere disamministrare la città”. Sono le 4 del mattino.  Niente di fatto. Tante urla da parte dei consiglieri, tanta indignazione da parte dei temerari rimasti tra il pubblico. Ma soprattutto, invariato il tasso dell’Irpef allo 0,8% sulle spalle dei contribuenti.



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