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Nadia Spallitta

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Beni confiscati tra le polemiche, latitante catturato in una villa

Palermo – Beni confiscati tra le polemiche, latitante catturato in una villa

Nadia Spallitta (Sel): “Si rischia di annullare gli effetti della legge Rognoni-La Torre”. Il sistema va perfezionato:mancano i controlli sul riutilizzo degli immobili
PALERMO – È una gestione tra luci e ombre quella dei beni confiscati alla mafia. La provincia palermitana è quella che fa registrare il maggior numero di beni sottratti alla criminalità organizzata, con 2.121 tra immobili e aziende confiscate presenti solo nella città di Palermo (dati aggiornati all’1 maggio). 
Anche per questo motivo il capoluogo è stato designato dal ministero dell’Interno per ospitare una delle tre sedi distaccate dell’Agenzia per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata diretta dal prefetto Morcone (le altre saranno a Napoli e Milano). Sede che, secondo quanto annunciato di recente dal ministro Maroni, dovrebbe essere operativa già dal prossimo mese di giugno.
Si diceva, tuttavia, dell’alterna sorte che accompagna i beni confiscati. La notizia dell’arresto del latitante Filippo Maurizio Polizzotto ha fatto rizzare i capelli a chi è più sensibile al riutilizzo per fini sociali dei beni sottratti alle cosche. Polizzotto, datosi alla macchia nel 2009, è stato infatti catturato in una villa in via Trabucco confiscata a Girolamo Biondino (l’autista di Riina), sequestrata nel 1993 e assegnata dal Demanio al Comune di Palermo nel 2007. “È inaccettabile – accusa Nadia Spallitta (Sinistra e Libertà) che l’inerzia della giunta Cammarata sia tale da mettere a rischio l’azione delle forze dell’ordine e della magistratura e in grado di annullare i pregevoli effetti della legge Rognoni-La Torre nel momento in cui, di fatto, gli stessi soggetti incriminati o ricercati per mafia, godono pacificamente e senza controlli di beni che, invece, dovrebbero rappresentare con il loro utilizzo sociale, un simbolo efficace della lotta alla mafia”. Un caso sul quale la Spallitta chiede l’intervento della Corte dei Conti “per il danno all’erario derivato dall’uso improprio del patrimonio immobiliare pubblico”, oltre a sollecitare l’adozione di un regolamento che definisca modalità e criteri di assegnazione e gestione dei beni confiscati.
Accanto alle incrostazioni del sistema si segnalano interessanti iniziative per il riutilizzo degli immobili. Sabato scorso ha aperto i battenti il centro “Bonincontro”, assegnato da Palazzo delle Aquile all’Associazione volontariato penitenziario (Asvope). Il centro, che sorge nel quartiere Noce, ha in programma una serie di incontri su legalità e giustizia. In settimana, inoltre, la Provincia ha ufficialmente consegnato alla Curia un immobile confiscato alla mafia adiacente alla chiesa di San Gaetano di Brancaccio, un tempo parrocchia di Padre Pino Puglisi.
 



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