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Nadia Spallitta

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AMIA Palermo. Sor Cammarata ne ha fatta un’altra delle sue La storia di Marcello Caruso…

AMIA Palermo. Sor Cammarata ne ha fatta un’altra delle sue .La storia di Marcello Caruso: una rara persona perbene.
 
Vi riveliamo un segreto di Cammarata. E’ un ammiratore sfegatato di Camillo Benso Conte di Cavour, il "tessitore dell’unità d’Italia" per capirci, quello aduso a pensare una cosa, scriverne un’altra, farne una terza, e raccontarne in giro una quarta. Così, quando si è reso conto che all’Amia tutti chiedevano si realizzasse un necessaria “svolta” di gestione, lui avrà pensato furbescamente: "ci penso io"!
Lo avevano detto tutti. Giornali, politici, la ministra Prestigiacomo, quel mattacchione del neoassessore regionale Armao. Più forte l’hanno urlato i palermitani, imbufaliti per le montagne dei rifiuti e le relative “puzze” al seguito. Per cui il Sor Cammarata, al quale certamente la prontezza di riflessi non ha mai fatto difetto, avrà pensato, in questa ultima settimana di “misteri e passione” di Palermo seppellita dai rifiuti. Ora, applico per l’ennesima volta il “teorema Raineri”.
Quale è? possibile che non vi ricordate della ZTL, di cui lui dichiarò non aveva mai saputo nulla? Vabbeh!!! Basta che vi ricordiate che, quando il Sindaco si rende conto di “averne fatto una grossa”, eccolo, subitaneamente, andare in cerca di qualcuno, meglio un funzionario, a cui far vestire i panni di un capro espiatorio. Un presunto “colpevole”. Qualcuno che lui, senza compromettersi nel dirlo, possa far passare per quello che ha sbagliato, in fin dei conti, danneggiando la città. Uno, reo di aver voluto far di testa sua, eludendo le “vere” direttive del Sindaco. Che è, noto, sarebbe tal quale,anzi più infallibile, dei Papi di Roma : lui non sbaglia mai!
 
 
Perciò, all’inizio dell’ultima “emergenza rifiuti” aveva, improvvisamente, dimissionato (!?) da Dg dell’Amia Orazio Colimberti. Sul finire della stessa, lunedì 8 giugno scorso, ha prima provocato, e poi accettato, le dimissioni di Marcello Caruso da Presidente dell’AMIA.
 
Quest’ultima storia ci pare proprio il caso di raccontarvela, per come la raccontano i boatos all’AMIA. Il povero Caruso, solo 24 ore prima, di domenica, sarebbe andato a trovarlo a quattr’occhi, per comunicargli la sua “ferma” intenzione di dimettersi questa settimana. Avrebbe spiegato al Sindaco che la vorticosa e progressiva complicazione della vicenda aziendale – sfociata nell’emergenza rifiuti – nonché l’insostenibile debito accumulato dalla precedente gestione, con stuoli da avvocati che bombardavano giornalmente l’azienda con decreti ingiuntivi e pignoramenti, non gli consentivano più di dar vita, concretamente, ad una corretta gestione aziendale. Una condizione,aggravata giorno dopo giorno, in modo significativo dal dato, oggettivo e desolante, delle casse AMIA permanentemente vuote.
 
I boatos, raccontano poi, che Caruso avrebbe tirato fuori anche la storia di quanto, in quei pochi mesi di sua Presidenza, “avesse sofferto” la “marcatura stretta” di Colimberti, dirigente sì capace e disponibile, ma troppo caratterizzato dall’essere stato il tecnico che aveva “supportato” il precedente Cda, quello del “buco” di oltre 150 milioni di euro. Ma anche, uomo notoriamente, in buoni rapporti diretti con Cammarata. A cui Caruso, avrebbe elegantemente contestato, ancora una volta, di essere sempre stato a conoscenza di ciò che era accduto all’AMIA negli ultimi sette anni. Insomma, – avrebbe detto Caruso – ho voluto, e vorrei, fare il Presidente dell’Azienda, ma ho capito che tu caro Sindaco non apprezzi. Prima mi hai stretto i cordoni della borsa comunale, poi hai cercato di pormi sotto tutela, come uno incapace di intendere e volere. E dire che io non ho firmato né la querela alla Procura della Repubblica , né l’esposto alla Procura della Corte dei Conti, per non smentirti politicamente, visto che tu così ti eri comportato. Dopo, quando mi hai, finalmente, liberato di Colimberti – pare lo avrebbe incalzato Caruso – mi sono ritrovato addosso Lo Cicero, che mi spiegava questo e quello, in modo che tutti in azienda sapessero che non contavo un piffero, mentre io mi spendevo con la mia faccia nel fronteggiare l’emergenza rifiuti – una missione che sono riuscito a compiere – e nel dare credibilità all’istituzione comunale intrattenendo rapporti corretti e puntualmente fattivi con il Prefetto. Finché, giovedì 4 giugno, mi sono saltati i nervi, ed ho avuto un diverbio con Lo Cicero giù nel piazzale della sede dell’azienda , sotto gli occhi di tutti. Mi sono consultato con il mio riferimento politico (ndr: Schifani) ed anche lui si è arreso alla constatazione che ci hai portato tutti in un cul de sac. Così, autonomamente, ho deciso di togliere il disturbo, senza far polemiche con nessuno. Mi dimetto, me ne devo andar via,evitando liti e polemiche che non mi appartengono : è meglio per tutti.
 
Cammarata, come si sa, è persona cortese e manierosa. E così si è comportato rispondendo a Caruso. “Grazie Marcello, sei stato fantastico. Sei una persona capace e corretta, Mi spiace vi siano stati fraintendimenti tra noi”. Insomma, riempendolo di complimenti. Però, gli ha detto il Sindaco, ti prego di non dimetterti prima di giovedì 11 giugno, il tempo che mi serve per organizzare una modifica statutaria dell’AMIA e far nominare un amministratore delegato e Direttore Generale unico. A meno che lo Statuto , mi faresti la cortesia di cambiarlo tu. Dicono, i boatos incontrollabili, che a quel punto Caruso stesse per “esplodere”, diventando viola in faccia. Accortosi, però,della gaffe, Cammarata, si sarebbe ripreso, ribadendo a Caruso, che gli bastava lui rimanesse, almeno, sino a (oggi) giovedì.
Dall’incontro, Caruso era uscito, stanco ma sollevato, iniziando, subito dopo, il giro delle telefonate di saluti e commenti con gli uomini AMIA con cui aveva avuto a che fare per circa 5 mesi. Raccontando i fatti e continuando, stoicamente a parlar bene del Sindaco.
 
Lunedì mattina, appena sceso da casa, in macchina, Caruso ha letto con sorpresa l’intervista di Cammarata al Giornale di Sicilia, nella quale il Sindaco si dichiarava pronto a dare mano all’AMIA “ad una scopa nuova”, dandola in mano a qualcuno “che avesse i nervi saldi”. Caruso, che comunque la si voglia vedere, è certamente una persona perbene, è andato dritto sparato all’AMIA a firmare le sue dimissioni irrevocabili, ed ha con il suo inappuntabile garbo detto addio al suo autista. Spegnendo il suo telefonino. Ad oggi, con un comportamento dignitoso, di altri tempi e di altra fattura, in questo piccolo mondo della politica panormita, continua a tacere, a non voler far polemiche. Che ne avrebbe d’onde, e materiali, per farne.
 
A rendere l’onore delle armi a Caruso, e tirare una morale su questa incredibile vicenda, a dare voce allo sdegno diffuso per come Cammarata ha cercato di scaricare, in modo subdolo, su Caruso responsabilità morali che questi non può avere è intervenuta, paradossalmente, la consigliera comunale, di opposizione, del gruppo di “un’altra storia”, l’Avv. Nadia Spallitta: “Le dimissioni del Presidente dell’AMIA Marcello Caruso, che rappresentano un atto dovuto e serio di fronte all’impossibilità di affrontare il forte indebitamento dell’azienda, sono esclusivamente una conseguenza del cattivo governo dell’Amministrazione comunale, che attraverso l’ingiustificato sperpero di centinaia di milioni di denaro pubblico pagati dalle tasse dei palermitani, ha distrutto un’azienda che avrebbe dovuto, e potuto, essere produttiva e fonte di reddito, come accade nel resto d’Italia. Anche altre aziende, controllate comunali, come la GESIP, hanno una situazione di crisi finanziaria e di forte indebitamento. Cosa, che avrebbe dovuto indurre il Sindaco a valutare, per correttezza nei confronti della città, la necessità di dimettersi anticipatamente. E’ evidente, infatti, che la sua Giunta non sa governare e lui è un incapace. Non avendo mai determinato né sviluppo né benessere per Palermo, che ha condotto, in appena poco più di sette anni, in uno stato di degrado generale e di abbandono, che forse la città mai aveva conosciuto, prima, a questi livelli".
 
 
 
Per correttezza di informazione, si comunica che il consigliere Nadia Spallitta, nel suo comunicato, di cui riportiamo il testo integrale, non ha mai dichiarato la seguente frase :  "lui è un incapace".
 
dichiarazioni del consigliere Nadia Spallitta 
 

<<Le dimissioni del presidente dell’AMIA  Marcello Caruso, che rappresentano un atto dovuto e serio di fronte all’impossibilità di affrontare il forte indebitamento dell’azienda, sono manifestazione del cattivo governo dell’Amministrazione comunale che, attraverso nomine inadeguate e l’ingiustificato ed inutile sperpero di decine di milioni di denaro pubblico, ha distrutto un’azienda che avrebbe dovuto e potuto  essere produttiva e fonte di reddito. Anche altre aziende come la GESIP hanno una situazione di crisi finanziaria e di forte indebitamento che doveva indurre il Sindaco a rivedere radicalmente i criteri di nomina dei Consigli di Amministrazione, ma soprattutto a valutare, per correttezza nei confronti della città, la  necessità di dimettersi anticipatamente. E’ evidente, infatti, che la sua giunta non sa governare , non è in grado di erogare servizi essenziali, non ha determinato né sviluppo né benessere e ha condotto la città in uno stato di degrado generale e di abbandono, che forse mai Palermo aveva conosciuto a questi livelli, frutto di una palese incapacità di conoscere, affrontare e risolvere i complessi problemi cittadini.>>

 

 




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