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Nadia Spallitta

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Palermo è diversa… Ed il laboratorio zeta?

Quello che è accaduto a Rosarno ci ha lasciati tutti sgomenti e senza parole. “A Palermo la situazione è diversa”, sento dire a molti, e penso: diversa da cosa? diversa come? visto che: la settimana scorsa è stato sgomberato lo Zen 2, pochi giorni fa una smart ha investito un ragazzo ghanese di ventanni e poi è fuggita via lasciandolo riverso a terra e, martedì scorso, le forze dell’ordine hanno sgomberato uno dei centri sociali storici della città, lasciando all’addiaccio trentadue rifugiati del Darfur richiedenti asilo politico e ha caricato i manifestanti.
E’ il Laboratorio Zeta il centro sociale occupato dal 2001 che da nove anni svolge attività sociale e culturale sul territorio tanto da essere anche riconosciuto dal comune di Palermo, infatti, fino a poco tempo fa era possibile trovare, sul portale del comune, il Laboratorio Zeta come centro di accoglienza. Evidentemente faceva comodo anche all’amministrazione comunale visto che le persone che ospita sono fuggite da persecuzioni, torture o dalla guerra a cui, per tale motivo, è stato riconosciuto il diritto alla protezione internazionale, diritto sancito dalla nostra costituzione.
E’ stato sgomberato per darlo all’Associazione ASPASIA che lo trasformerà in un asilo privato e intanto i rifugiati dormono per strada, sul marciapiede della via Arrigo Boito, difronte il centro sociale che per loro ormai è “casa”. Insieme a loro sono molti cittadini che presidiano la zona a rotazione continua e ieri una delegazione ha anche partecipato ad un tavolo tecnico in Assessorato al Patrimonio per cercare di risolvere il problema e dar luogo ad una trattativa. All’associazione Aspasia era stato proposto un altro spazio, la scuola Pascoli alla Zisa, ma loro hanno rifiutato perchè vogliono lo spazio che gli è stato assegnato nel 2003, il Laboratorio Zeta.
La soluzione proposta dall’Assessore è quella di trovare degli alloggi temporanei ai rifugiati, alloggi temporanei che troppe volte diventano permanenti in questa città, come i senzatetto che vivono in dei container in via Messina Montagne. La delegazione sempre durante il tavolo tecnico ha chiesto all’Assessore di impegnarsi per un incontro col Prefetto Marangoni entro sabato perchè la questione trovi una soluzione condivisa. Intanto sono stati liberati ieri pomeriggio i tre manifestanti arrestati la sera della carica dalla polizia, tra i tre anche un professore di religione di 55 anni, Gandolfo Sausa. Per l’Associazione ASPASIA, i manifestanti con a capo alcuni consiglieri comunali tra cui Ferrandelli, la Spallitta e la Monastra, è stata chiesta un’interrogazione ispettiva al comune, pare che abbia preso dal 2003 2milioni e 300 mila euro di finanziamenti pubblici e Nadia Spallitta commenta così: “Non lasceremo che la preziosa esperienza del Laboratorio Zeta possa chiudersi in questo modo e ci attiveremo in tutte le sedi amministrative, politiche e legali per accertare la regolarità di quanto è accaduto alla luce di alcuni aspetti singolari. Intanto la sentenza con la quale si ordinava di lasciare libero da persone e cose l’immobile di via Arrigo Boito è stata emessa nei confronti dello IACP, peraltro contumace, e in nessuna sede sono stati identificati i soggetti che occupavano l’immobile né è stato mai loro notificato alcun atto. In altra parole, non risulta un effettivo ordine di sgombero dei profughi, nel provvedimento del giudice, con specifiche indicazioni dei nominativi dei soggetti da sgomberare”. Intanto a Palermo piove, la polizia è andata via dalla via Boito, è rimasta solo la polizia municipale e, per i rifugiati sudanesi e per la delegazione di manifestanti che presidia la zona, si prospetta la terza notte all’addiaccio.
“L’immobile, secondo il piano regolatore – continua la Spallitta – ha un uso pubblico ed è impensabile che il Comune faccia una variante per consentire la creazione di un asilo privato. Analizzando i documenti pubblicati nel sito comunale emerge che l’associazione ASPASIA nel marzo 2009 ha chiesto e ottenuto nel giro di un mese un immobile confiscato ai mafiosi consistente in un edificio su tre elevazioni con un terreno di circa 5.000 metri quadrati per attività socio assistenziali connesse con i minori, e ugualmente il Comune le aveva offerto un ulteriore immobile per realizzarvi l’asilo. Non si comprende quindi quale sia stata la necessità di acquisire proprio i locali del Laboratorio Zeta giuridicamente inutilizzabili per fini privati. Per completezza abbiamo accertato che questa associazione è stata destinataria di oltre 2 milioni di euro di fondi comunali per ricovero di minori e per anziani. Verificheremo nelle sedi competenti la regolarità di questi finanziamenti, chiedendo copia di tutta la rendicontazione e l’elenco dei dipendenti con le relative qualifiche. Stupisce infine che si sia dato corso a questo provvedimento del giudice senza prendere contestuali e opportuni accorgimenti relativi a oltre 30 profughi titolari, per Costituzione e in virtù delle norme internazionali, del diritto all’asilo e all’accoglienza, e trattati invece come criminali. Nessuno, infatti, ha valutato la funzione sociale che, in questo senso, ha svolto per anni con continui riconoscimenti il Laboratorio Zeta”. Sabato 23 mattina partirà un corteo dalla via Boito che arriverà fino in Prefettura.




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